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Roma, tentato omicidio di carabinieri

 

Arrestato il lanciatore di pietre di Villa Doria Pamphili

La tutela del patrimonio culturale è un’attività che nei secoli ha visto schierati artisti e intellettuali di grande rilievo: Raffaello fu Prefetto alle antichità di Roma all’inizio del Cinquecento, Antonio Canova andò a Parigi per recuperare le opere sottratte da Napoleone, Ugo Ojetti censì i beni devastati dalla Grande Guerra. 

La Costituzione l’ha voluta fortemente all’articolo 9, un decreto del 1969 l’ha affidata ai Carabinieri. È un’attività che fa viaggiare, perché i traffici d’arte non si fermano ai confini. Fa pure studiare parecchio, perché il suo campo d’indagine tocca l’arte e la storia, comprende ricerche d’archivio e approfondimenti sugli stili e le biografie dei grandi Maestri. A volte, però, nelle sue pieghe si annida il pericolo. 

Nella “fase 1” dell’emergenza Coronavirus i carabinieri del comando Tutela Patrimonio Culturale (TPC) si sono dedicati ai controlli compatibili con il periodo. Monitoraggio del web, dove crescono le compravendite illecite, itinerari notturni a toccare i luoghi della cultura in cui si trovavano opere importanti, magari confluite per mostre sospese. 

E in un passaggio sull’Aurelia Antica, costeggiando la storica Villa Doria Pamphili, due carabinieri del Reparto operativo TPC sono stati aggrediti con conseguenze che potevano essere letali. 

Tentato omicidio: è questa l’accusa rivolta nel decreto di fermo emesso dal Pubblico ministero Pietro Pollidori della Procura della Repubblica di Roma nei riguardi di un 29enne di origine romena, dimorante nel parco della Villa.    

La notte del 28 aprile un equipaggio composto da un maresciallo maggiore e un vice brigadiere della Sezione di archeologia, un calabrese e un laziale, entrambi padri di famiglia, si è visto lanciare da un’altezza di diversi metri una serie di massi e lastre staccati da una targa toponomastica e alcune panchine di marmo. 

La sequenza è stata impressionante anche per la sua rapidità. Solo la loro prontezza di riflessi ha consentito ai due militari di sottrarsi a quella “pioggia di pietre” che ricorda il titolo di un film di Ken Loach. L’auto di servizio, una Opel Astra, è stata il bersaglio perfettamente centrato. Gli oggetti, giungendo sul lato destro, ne hanno devastato la fiancata, il tettuccio e il parabrezza anteriore

Nei giorni successivi l’autore dell’agguato è stato identificato. Rintracciato in collaborazione con gli agenti del gruppo XII della Polizia locale di Roma Capitale, è stato fermato anche per danneggiamento del patrimonio storico e artistico e porto di arma bianca. 

Non era senza peccato: aveva precedenti per numerosi atti vandalici e altri reati commessi con l’uso della violenza. Eppure di pietre ne ha scagliate parecchie, anche di notevole peso. 

Il servizio svolto dai Carabinieri era diretto al contrasto dei danneggiamenti. Dall’inizio del 2020 e sino al fermo del 29enne, all’interno di Villa Doria Pamphili si erano registrati quelli di ventisei targhe toponomastiche, tre statue, due vasi secolari. L’ultimo gesto, avvenuto in aprile, aveva visto spezzati i gigli della Fontana del Cupido.

Completati gli accertamenti sull’aggressione, il Reparto operativo TPC ha inoltrato alla Procura di Roma un’informativa da cui si traevano gli elementi per delineare il tentato omicidio. Grazie ai rilievi dei carabinieri del Ris di Roma, inoltre, è stata accertata la corrispondenza tra un campione di sangue presente su un frammento marmoreo risalente all’agguato del 28 aprile e quello prelevato in occasione di un  altro reato. In entrambe le circostanze il giovane si è tagliato e così il suo DNA lo ha tradito. 

Il lanciatore di pietre è stato raggiunto da una misura cautelare che, essendo egli senza fissa dimora, ha tenuto conto del pericolo di fuga. Si trova adesso a Regina Coeli.