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HILDEGARD DE STEFANO: MUSICISTA, ATTRICE, SCRITTRICE

 Hildegard De Stefano conviolino

Hildegard De Stefano con il suo violino

- E’ SARA NELLA SERIE TV “LA COMPAGNIA DEL CIGNO” -

di Enrico Stella

Lo scorso 23 maggio si è conclusa su Rai Uno la seconda serie de La Compagnia del Cigno, una delle più belle fiction firmate da Ivan Cotroneo. Al centro della storia ci sono sette ragazzi che compongono la Compagnia, scelti tra duemila aspiranti, in base al talento musicale: non si tratta di attori, ma di giovanissimi, veri musicisti che hanno iniziato a suonare uno strumento fin dall’infanzia e continuano a studiare musica. Nella finzione il loro severissimo, ma paterno maestro è impersonato da Alessio Boni che recita in coppia con Anna Valle nel ruolo di moglie e insegnante di pianoforte. 

La fiction, che è un inno alla musica classica, all’amicizia, alla solidarietà e a una gioventù sana, impegnata nella realizzazione dei propri sogni, è stata premiata con presenze di oltre cinque milioni di spettatori: il pubblico, oltre ad apprezzare le esecuzioni musicali sul set, in presa diretta, si è appassionato alle storie create per ciascuno dei sette ragazzi. 

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I sette ragazzi della Compagnia del Cigno

Il ruolo più difficile, quello di Sara, la ragazza ipovedente, è stato assegnato alla violinista milanese Hildegard De Stefano, appena ventenne, che lo ha interpretato con determinazione, immedesimata perfettamente nel personaggio, tanto diverso da lei. Dopo aver frequentato l’Istituto dei Ciechi di Milano, si è esercitata a lungo, andando in giro per la città con occhiali scuri e bastone bianco, chiudendo gli occhi. Il risultato non è stato inferiore a quello ottenuto da grandi attori della storia del Cinema, che hanno simulato l’esperienza della cecità: Audrey Hepburn (“Gli occhi della notte”), Vittorio Gassman e Al Pacino (“Profumo di donna”), Valeria Golino (“Il colore nascosto delle cose”).

Ironia, sarcasmo, durezza, come reazione alla disabilità, ma anche molte doti positive, caratterizzano il personaggio di Sara, e Hildegard, alla sua prima prova di attrice, è stata capace di incantare il pubblico.

La partecipazione alla fiction ha messo in luce, davanti a una vastissima platea, il talento della De Stefano, procurandole l’immediata popolarità, ma questa straordinaria artista, nonostante la giovane età, aveva già un curriculum tanto ricco che mi è difficile riassumerlo. 

Dopo la maturità presso la prestigiosa Deutsche Schule Mailand (Scuola Germanica di Milano), ha conseguito il Diploma Accademico di primo livello in violino, con il massimo dei voti e la lode, presso il Conservatorio Giuseppe Verdi della stessa città. Ha partecipato per vari anni al Concorso internazionale “Jugend Musiziert” (“la gioventù fa musica”) vincendo ripetutamente primi premi, come solista e in duo. Ha suonato a Milano presso il Teatro Dal Verme, la Sala Puccini, la storica Sala Verdi del Conservatorio, il Museo del Novecento, e a Parma, al Teatro Regio. All’estero si è esibita presso la Sala Grande della Bibliotheca Alexandrina di Alessandria d’Egitto e il Consolato Tedesco di Istanbul. Ha partecipato a vari corsi di perfezionamento e, dopo il successo della prima serie della fiction, ha preso parte anche ad una Masterclass di recitazione con l’attore Bernard Hiller.

Attualmente sta ultimando il corso di laurea magistrale in violino, indirizzo solistico, presso il Conservatorio di Milano.

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Con abiti sportivi o da sera Hildegard è sempre elegantissima

Lo scorso 30 marzo è comparso un suo annuncio su Instagram dove conta più di dodicimila follower: “Sono felice di condividere che la prossima settimana, l'8 Aprile, uscirà per La Nave di Teseo il mio libro Diario Musicale. Musicale, perché si tratta di una raccolta di testi brevi che parlano di musica, diversi l'uno dall'altro sia per forma che per contenuto. Alcuni di carattere onirico, altri più narrativi e autobiografici. Musicale, perché all'interno del libro vi sono dei QR-code che rimandano a un piccolo album di brani musicali registrati appositamente per il libro. Un pezzo di vita al quale ho lavorato per quasi due anni.” Davvero una gradita sorpresa per i suoi estimatori!

Il Diario è un’appassionata, costante dichiarazione d’amore nei confronti della Musica e la sua lettura ci permette di conoscere meglio Hildegard e di apprezzarla anche come scrittrice. Innanzitutto apprendiamo qual è la luminosa origine del suo nome, assolutamente inusuale in Italia. A sceglierlo fu il papà, un architetto coltissimo, anche lui amante della musica, ardente ammiratore della tedesca Hildegard von Bingen (1098 – 1179), monaca cristiana teologa, artista, scienziata, in confidenza con papi e imperatori. A Hildegard De Stefano bambina quel nome appariva ingombrante e la faceva sentire diversa; più di una volta, di fronte agli estranei, provò a sostituirlo con quello della sorella maggiore: Ester. Ma quando, ormai diciottenne, lesse la biografia della badessa mistica in uno dei volumi della biblioteca paterna, e ne ascoltò la musica, se ne innamorò e oggi lo porta con orgoglio.

Il suo primo incontro col violino risale all’infanzia e fu casuale, mentre si trovava alla Scuola Civica. Era uno strumento francese, rosso scuro, vecchio più di due secoli:

 “Un oggetto che guardavo con timore, simile a un animale morto, a un fossile. I riccioli parevano ora la testa di un serpente, ora una lingua srotolata dalla gola di una creatura mostruosa, i piroli sembravano degli occhi ciechi. Poi il Maestro lo aveva imbracciato e aveva suonato due lunghe note. Il fossile sapeva cantare! Il suono ti apriva qualcosa nel petto, poco sotto il cuore. Mi chiedevo se fosse l’uomo capace di produrre quella meraviglia o il violino. Forse l’arco, che tracciava l’aria con quel gesto? Avrei compreso solo molti anni dopo. Lo strumento contiene il canto, le mani del musicista sanno liberarlo.” 

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Una conversazione con Andrea Matacena (“Pietro”)

Questa osservazione, espressa con un’ispirata vena poetica, mi ha fatto pensare ai blocchi di marmo da cui le mani di un artista come Michelangelo seppero liberare il Mosè, la Pietà, il David… 

Leggendo le pagine autobiografiche, apprendiamo come questa ragazza, totalmente innamorata della Musica, abbia affrontato tanti sacrifici, rinunciando durante le vacanze a viaggi con la famiglia o con i compagni. Da quando è entrata al Conservatorio non ha mai saltato una masterclass estiva: si è trattato sempre di esperienze formative, molto intense. Dopo la registrazione della prima serie della fiction, esigenze di studio l’hanno indotta a trasferirsi per un anno a Vienna, una delle capitali musicali d’Europa, la città di Beethoven e di Schubert. Dovendo condividere l’appartamento con un gruppo di ragazze austriache, studentesse di economia, non poteva sottoporre le coinquiline a lunghe ore di esercitazioni in casa. Così si è rivolta al parroco di una piccola chiesa cattolica non lontana, ottenendo una stanza dove poter suonare. Ha sempre adorato suonare nelle chiese, soprattutto Bach, il suo compositore prediletto. Poi, invitata a far parte del coro della chiesa, costituito soltanto da anziani, ha accettato, felice di aiutare il gruppo.

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Il rosso esalta la bellezza di Hildegard

Tra le frasi più significative del Diario ne leggiamo una che rappresenta una verità vissuta: ”Ecco quello che l’Arte e la Musica ti chiedono per entrare nel loro regno: guardare per sempre il mondo con gli occhi di un bambino.”

Hildegard parla del Conservatorio di Milano, come di un tempio sacro e ricorda che fu fondato nel 1807 da Napoleone, al posto di un convento di monaci lateranensi. E’ stato ed è il luogo dei suoi studi, la nuova casa da abitare, dove i compagni di studio diventano compagni di vita, fratelli. Lì si sono formati Giacomo Puccini, Claudio Abbado, Arturo Benedetti Michelangeli… Per un felice gioco del destino, è proprio dal Conservatorio Giuseppe Verdi che parte l’avventura de “La Compagnia del Cigno” (produzione Indigo Film – Rai Fiction), a cominciare dal primo provino. Dopo una breve intervista, Hildegard risponde così al regista Cotroneo che le chiede cosa significhi per lei la musica:

Un privilegio. Non saprei spiegarlo esattamente, ma ho sempre pensato a questo. Il privilegio di poterti immergere completamente, suonandolo, in un capolavoro assoluto…come è un’opera di Bach. Di poterla abitare liberamente, restando in qualche modo sola con lui. Ecco…
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Una creazione di Andrea Tosetti

Da una selezione all’altra si giunge al quarto provino e lei ottiene la parte di Sara.

La data dell’inizio ufficiale delle riprese coincide proprio con il giorno della sua laurea triennale che, dopo l’esecuzione di brani di Bach, Ravel, Paganini e Sivori, si conclude con l’Op. 35 di Čajkovskij, uno dei Concerti più difficili. Non ha neanche il tempo di gioire per la conquistata lode, che deve raggiungere il chiostro del Conservatorio per il primo ciak.

Il lavoro è faticoso: spesso si rimane sul set per dieci – dodici ore al giorno, senza contare

che nel corso di sei mesi, nonostante l’avvicendarsi delle stagioni, le scene richiedono di indossare i maglioni di lana fino ad agosto. Ma quando la fiction viene proposta al pubblico di Rai Uno, i risultati si rivelano superiori ad ogni aspettativa: anche i giovani apprezzano la musica classica e le richieste di ammissione al Conservatorio di Milano risultano quadruplicate!  Cotroneo ne è orgoglioso.
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Ivan Cotroneo col direttore della fotografia Luca Bigazzi

Esattamente due anni dopo iniziano le riprese della seconda serie e Hildegard deve lasciare Vienna. Per lei ricominciare è una gioia: è come ritrovarsi in famiglia con gli altri sei ragazzi. Purtroppo il lockdown dovuto alla pandemia impone all’improvviso un’interruzione: una situazione nuova, mai vissuta prima. Intanto il vescovo di Milano sale sulla terrazza del Duomo, ai piedi dell’ultima guglia, sotto un cielo azzurrissimo e luminoso, per invocare la Madonnina, come ai tempi della peste.

Poi i ciak riprendono e il lavoro va avanti, non senza difficoltà, tra i dovuti controlli sanitari, con tamponi bisettimanali. Quando finalmente l’11 aprile si va in onda, è un nuovo, strepitoso successo! 

Guardando indietro, Hildegard conclude così il suo Diario: “La ricerca non termina, imparerai qualcosa anche nel tuo ultimo giorno. La strada è la nostra, la nostra vita. Intorno a noi ci saranno sempre dei gioielli. Sarà importante saperli riconoscere, chinarci per raccoglierli, farli diventare la nostra vera ricchezza.”

Per le foto si ringraziano: l’Ufficio Stampa della Indigo Film e Hildegard De Stefano

Fotografi: Sara Petraglia, Monica Monimix Antonelli, Jasmina Martiradonna, Anna Santinelli.