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LA FALENA CHE HA ISPIRATO SCRITTORI E POETI

 - IN UN VIDEO LA SORPRENDENTE STORIA DI ATROPOS -

di Enrico Stella

Sono trascorsi esattamente undici anni dalla pubblicazione del mio primo video augurale su You Tube, e da allora sono rimasto puntualmente fedele a questa tradizione.
1 25 Atropos e Bruco Stampa

Per esorcizzare la paura del Covid, ho affidato gli auguri 2022 ad una falena, oggetto di tante leggende e superstizioni: Acherontia atropos, che appartiene alla famiglia delle Sfingi ed è nota con il nome popolare di “Testa di morto”. Infatti il torace di questo lepidottero reca sulla superficie dorsale un disegno costituito da una mescolanza di peli gialli, bianchi e neri, che ricorda vagamente la forma di un cranio umano, orbite comprese, sotto il quale appare, più o meno riconoscibile, la sagoma di due ossa incrociate. Ricordate la locandina del film “Il silenzio degli innocenti”? Ebbene, la farfalla raffigurata è proprio un’Acherontia.

Il nome scientifico imposto alla tenebrosa falena evoca mitiche immagini dell’aldilà: Acheronte è il noto fiume degli inferi, mentre la Parca Atropo recide lo stame della vita.
2.immagine teschio

A chi non sappia apprezzare la bellezza delle tinte brune, che in una straordinaria, armoniosa gamma di tonalità, ornano le lunghe ali anteriori della farfalla teschio, questa livrea può sembrare funerea; essa invece è in perfetta sintonia con l’ambiente: con le cortecce degli alberi su cui l’insetto riposa e con i colori del crepuscolo e della notte.

Ma anche altri motivi hanno contribuito a suscitare intorno ad atropos tante paure, assolutamente ingiustificate. Quando si sente in pericolo, o è comunque eccitata, la sfinge emette una sorta di squittio, veramente insolito per una farfalla; inoltre le vibrazioni delle ali possenti, che si muovono con incredibile velocità, producono un rombo cupo. Se accidentalmente in una sera d’estate essa penetra in casa, attratta da una fonte di luce, la sua innocente presenza può suscitare il panico tra persone digiune di nozioni entomologiche, anche perché la sua massima apertura alare è di ben tredici centimetri.
23 3 UovasfingeTestadimorto

L’effigie della farfalla teschio, conosciuta dagli egiziani fin da tempi remoti, è stata trovata impressa sulle vesti di qualche Faraone delle più antiche dinastie. Il suo fascino misterioso ha anche ispirato scrittori e poeti. Edgar Allan Poe, in uno dei racconti dell’incubo, “The sphinx” (1846), immaginò di vedere, durante un’epidemia di colera che infieriva a New York, uno spaventoso mostro di proporzioni gigantesche che scendeva da una collina: “Ciò che soprattutto mi colpì dell’orrenda apparizione fu l’immagine di un teschio che occupava quasi tutta la superficie del torace ed era così minuziosamente disegnata di bianco, sullo sfondo nero del corpo, ove si stagliava emanando una radiosità abbagliante, che solo la mano di un grande artista poteva averla tracciata. Mentre così contemplavo, paralizzato dalla meraviglia e dall’orrore, il terrificante animale, e ancor più l’emblema che portava sul dorso, e mentre una sensazione di sciagura imminente, che nessuno sforzo della ragione riusciva a sopprimere, s’impadroniva del mio spirito, scorsi le enormi mandibole alla base della proboscide, spalancarsi improvvisamente e udii uscirne un grido prolungato, di una lugubrità agghiacciante.” Il mostro, come spiega infine lo stesso Poe, altro non era che un innocuo esemplare di sfinge Testa di morto, apparso vicino alla finestra e da lui contemplato in uno stato di dormiveglia.

22 4. La larva neonata Guido Gozzano conosceva bene le farfalle e le allevava in casa, tanto che queste creature ebbero un ruolo importante nella sua produzione letteraria. L’epistola dedicata ad Acherontia descrive con precisione anche il bruco “enorme e glabro, verde e giallo, ornato di sette zone oblique turchinicce”, e accenna con rigore scientifico agli esperimenti condotti nel tentativo di spiegare l’origine del sinistro canto del lepidottero. Ma, come Poe, è conquistato soprattutto dall’atmosfera magica creata intorno alla “farfalla strana, figlia della Notte, sorella della nottola e del gufo, opra non di Natura, ma di dèmoni”.
16bis5. Bruco dopo l ultima muta1

Ed Eugenio Montale rievoca in “Vecchi versi” l’incontro con la sfinge, penetrata dai vetri schiusi nel breve vano della sua stanza:

“Era un insetto orribile dal becco aguzzo, gli occhi avvolti come d’una rossastra fotosfera, al dosso il teschio umano; e attorno dava se una mano tentava di ghermirlo un acre sibilo che agghiacciava”.
6. Il bruco maturogigante

La distribuzione geografica di Acherontia atropos comprende tutta l’Africa, l’Asia occidentale e parte dell’Europa, nelle cui regioni settentrionali non riesce a riprodursi, ma arriva d’estate, viaggiando dal Nord Africa fino all’Islanda e alla Finlandia. E’ stato accertato che gruppi di falene migranti possono far sosta anche in alto mare, su imbarcazioni di passaggio.

L. Hugh Newman, noto studioso di Sfingi, riferisce che nel 1956 centinaia di esemplari di atropos furono rinvenuti a fine estate in vari paesi del Nord Europa; è probabile che alla migrazione partecipassero migliaia di individui. Il comandante di un panfilo, che all’alba del 12 settembre navigava nel Canale della Manica, a quindici miglia da Dunkerque, ebbe la sensazione che il sartiame fosse ispessito ed estesamente macchiato di bruno. La visibilità era ridotta a causa della nebbia ed egli dovette avvicinarsi il più possibile per rendersi conto dell’accaduto. Soltanto quando fu a pochi passi dalle corde, si accorse con stupore che queste erano ricoperte da un grande numero di farfalle teschio. Gli insetti, arrivati durante la notte caliginosa, avevano fatto scalo aggrappandosi alle sartie; più tardi, dopo la provvidenziale sosta, ripresero il volo.
7. Crisalide nella nicchia sotterranea

Fra i libri divulgativi dell’Ottocento che il nonno, appassionato bibliofilo, custodiva nel proprio studio, non poteva mancare il volume “Gli insetti” di Louis Figuier, ed io, bambino, lo sfogliavo con grande attenzione. Su quelle pagine incontrai per la prima volta atropos, disegnata magistralmente in bianco e nero dal famoso illustratore naturalista Albin Mesnel.

Quella figura, che ho inserito nel video, mi affascinava, anche perché il nonno mi aveva ripetutamente raccontato la storia della falena che lui stesso aveva allevato nel giardino di Zafferana Etnea.
23 8. La falena ha appena disteso le ali

Il mio primo allevamento è del 1975, quando, durante un’escursione alle porte di Roma, trovai alcune uova della falena su una pianta di stramonio. Le foglie di Datura stramonium, o “erba del diavolo” hanno sapore amaro, nauseante e un po’ salato, e contengono tre alcaloidi, che in piccole dosi sono utilizzati come farmaci, ma in quantità superiori a quelle terapeutiche causano avvelenamenti, mentre un’overdose provoca la morte. In questo caso, ciò che è letale per l’uomo ingrassa l’insetto. I bruchi di atropos possono nutrirsi di un numero straordinario di specie botaniche appartenenti alle più diverse famiglie.

159La larva neonata sembra fatta di cera bianca e porta sull’ottavo segmento addominale una lunga appendice nera, bifida all’apice, destinata a trasformarsi in un corno ricurvo. Il colore passa rapidamente al verde clorofilla, non appena essa comincia a brucare le foglie. Questa livrea, dapprima modesta e priva di motivi ornamentali, si tramuta più tardi in un abito di eccezionale bellezza. Acherontia compie quattro mute e l’inizio dell’ultimo stadio è il momento di massimo splendore. Sul fondo giallo luminoso si stagliano fasce oblique di un azzurro intenso, che segnano i fianchi convergendo sulla linea dorsale; una punteggiatura blu dà un ulteriore tocco di eleganza, mentre il corno, graziosamente incurvato a S, appare cosparso di granuli lucenti. Ma non mancano le variazioni individuali: il giallo può essere sostituito dal verde, ed esiste una forma bruna, rara nell’Europa centrale, ma abbastanza diffusa più a sud, soprattutto in Sicilia e in Africa.

Nei paesi a clima temperato l’accrescimento del bruco, che raggiunge la lunghezza massima di circa tredici centimetri, si completa entro un mese, mentre nel continente africano, dove le generazioni si susseguono ininterrottamente per tutto l’anno, bastano appena due settimane. Poi l’insetto abbandona la pianta nutrice e scende sul terreno. Da noi, in autunno, quando la campagna si ammanta di toni rossi e gialli, possiamo incontrarlo mentre attraversa un sentiero, correndo come un trenino, finché non si arresta e comincia a scavare, aiutandosi con il muso e con le zampe per penetrare nel suolo, scomparendo alla nostra vista. Giù, impiegando una speciale saliva come cemento, allestisce una camera ovoide dove, al riparo dalle intemperie e dagli sbalzi di temperatura si spoglia dell’abito larvale per svernare allo stato di crisalide. L’insetto adulto emerge all’inizio della stagione calda, e la mia videocamera documenta, attimo per attimo, lo sfarfallamento.

23 10. Atropos disegnata da Mesnel due secoli faLa falena non succhia il nettare dei fiori perché la conformazione della proboscide breve e spessa non lo consente; essa si nutre di liquidi zuccherini che trasudano dalle piante o gemono dalle loro ferite, ed è molto ghiotta di miele, tanto da introdursi negli alveari per procurarselo. Atropos conta sulla propria forza muscolare, mentre con il vorticoso moto delle ali scaraventa lontano le api che tentano di pugnalarla. La spiritromba appuntita penetra nelle celle che custodiscono il miele maturo che il farfallone ingerisce in quantità irrisoria: venti o trenta grammi. Le padrone di casa riescono talvolta ad abbattere l’intruso e quando non possono espellerne dalla dimora il corpo ormai inerte, lo mummificano dopo averlo scarnificato, rivestendolo con la propoli, una resina dalle proprietà antisettiche che ne impedisce la putrefazione. Ma benché ai loro occhi la Testa di morto appaia più terrificante del mostro di Poe, la pena capitale è davvero eccessiva per l’innocuo ghiottone che ha rubato un’oncia di miele.

ATROPOS, IL MOSTRO DI POE – https://www.youtube.com/watch?v=iUfOJy1EOxo

Foto © Enrico Stella

  1. Atropos e il suo bruco in una stampa dell’Ottocento
  2. L’immagine del “teschio”
  3. Uova della sfinge Testa di morto
  4. La larva neonata sembra fatta di cera
  5. Bruco dopo l’ultima muta
  6. Il bruco maturo è un gigante: 13 cm di lunghezza
  7. Crisalide nella nicchia sotterranea
  8. La falena ha appena disteso le ali
  9. La livrea mimetica della sfinge
  10. Atropos disegnata da Mesnel due secoli fa

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